Istruzione, priorità per il recupero dell'edilizia scolastica

7 giugno 2013

Sommario

Il ministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza, ha illustrato dinnanzi alle commissioni Istruzione e Cultura di Senato e Camera le linee programmatiche su scuola, università e ricerca.
La prima linea di azione del Ministero si concentra sul fatto che gli studenti siano accolti ogni giorno in edifici ben organizzati, ma soprattutto sicuri. Questo vuol dire impegnarsi nella manutenzione ordinaria e straordinaria dei circa 43.000 edifici scolastici, nonché nella costruzione di nuove scuole per sostituire quelle più vecchie o irrecuperabili.
Quanto alla costruzione di nuove scuole, si dovrà valutare l’esito della prima sperimentazione dei fondi immobiliari utilizzati a tal fine. Il Ministero, com’è noto, ha avviato tale sperimentazione, investendo 38 milioni di euro. Molti comuni (438) hanno risposto all’avviso pubblico tra cui Firenze e Bologna.
Il Ministro ha analizzato anche la situazione dei finanziamenti per l’edilizia scolastica negli ultimi 10 anni: nonostante gli investimenti per l’edilizia scolastica da parte dello Stato siano stati insufficienti, ma non irrisori (circa 1900 milioni di euro), l’edilizia scolastica continua a presentare una situazione di estrema difficoltà.
Si deve allora pensare a cosa non ha funzionato: il sistema, contraddistinto da una molteplicità di attori e da una pluralità di linee di finanziamento, è stato inefficace per i tempi troppo lunghi, non più sostenibili, per rendere spendibili le risorse stanziate e per aprire i cantieri. Basti pensare che per il primo programma stralcio (delibera CIPE n. 32 del settembre 2010 per un totale di 358 milioni di euro) ad oggi sono state sottoscritte con gli enti locali beneficiari 1637 convenzioni per un totale di 349 milioni di euro e, dopo quasi tre anni, sono stati emessi dal Ministero delle infrastrutture pagamenti per complessivi 98 milioni di euro per avanzamento lavori. Il che ci fa portare a dire che dopo tre anni pochi cantieri sono stati aperti, e sicuramente nessuno ha completato l’opera.
Una recente legge (articolo 11, del decreto legge n. 179/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221/2012) ha istituito presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca il Fondo Unico per l’edilizia scolastica; prevedendo espressamente che “tutte le risorse iscritte nel bilancio dello Stato comunque destinate a finanziare interventi di edilizia scolastica” confluiscano nel già citato Fondo. Si comprende facilmente come la ratio del legislatore fosse quella di evitare frammentazioni dei finanziamenti sull’edilizia scolastica per avere un unico Fondo che, dotato di risorse significative, possa svolgere un’azione incisiva per la messa in sicurezza del patrimonio scolastico italiano, evitando il sovrapporsi di microinterventi. Il Ministro ritiene che tale ratio sia da condividere: infatti, anche alla luce della particolare congiuntura economico – finanziaria del Paese, appare importante riuscire ad avere un unico canale di finanziamento, dove far confluire tutte le risorse in modo tale che esse possano costituire una significativa massa critica, in grado di generare un mutamento qualitativo dell’azione del Governo sulla messa in sicurezza del patrimonio scolastico. Tali risorse, attraverso un ruolo di programmazione delle Regioni, devono essere trasferite a Province e Comuni, che, come proprietari degli edifici, potranno procedere alla realizzazione degli interventi. E’ utile anche sottolineare che il Fondo unico garantisce una maggiore efficacia nelle procedure di monitoraggio degli interventi in corso e di valutare i tempi e i metodi di realizzazione. A tal fine, d’intesa con il Ministero dell’economia, va studiato un meccanismo che consenta agli enti locali di poter spendere, derogando - per queste spese - ai vincoli di finanza pubblica.
Il Ministero sta per avviare un approfondimento con importanti istituzioni finanziarie internazionali (la Banca Europea per gli Investimenti e la Banca di Sviluppo del Consiglio di Europa) per verificare la possibilità di un intervento straordinario di queste due istituzioni.
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